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Basta social lightbox!

Like, Tweet, +1Oggi stavo navigando nello stream di Facebook, quando ho incontrato un link interessante. Così ho aperto la pagina, ho cominciato a leggere, ma subito sono stato interrotto da un fastidiosissimo lightbox (un popup un po' più moderno) che mi chiedeva di cliccare "Mi Piace" o di seguire su Twitter, dicendo testualmente "Ciao! ci basta un semplice like per crescere, grazie! :)"

Aldilà dell'articolo (che tutto sommato mi è pure piaciuto) trovo estremamente inutile e alquanto insulso chiedere così esplicitamente una preferenza, come facesse parte di una votazione senza vincitore. Un sito non si valuta sulla quantità dei Mi Piace ottenuti!

I motori di ricerca hanno sofisticate tecniche di valutazione della pagina, e valutano la condivisione spontanea come più veritiera, più importante. Insomma, una richiesta come quella è un disperato tentativo che si fa per cercare di avere il numero più alto di "Mi piace" sulla pagina Facebook.

Che cosa sperano di fare?

Questa è una domanda che in molti A cosa serve questo comportamento che suona tanto scorretto quanto far votare due volte la stessa persona alle elezioni?

Esprimere la propria preferenza è un fattore molto importante per Google, tanto da far nascere un social network e dare molto peso alle preferenze degli utenti.

A me comunque sembra una mossa scorretta e davvero sgradevole chiedere all'utente di "votare" per lui per diversi motivi:

  • Quel gradimento non è anonimo. Ci viene stampato il mio nome e cognome, e viene visualizzato nella mia pagina personale. Se è così voglio che sia qualcosa che mi piace davvero.
  • Se qualcosa mi piace davvero, deve essere spontanea! Quando leggo un articolo che mi è piaciuto o che ritengo interessante è dovere anche ringraziare chi ha scritto l'articolo segnalando che era bello.
  • Non mi possono piacere delle cose completamente agli estremi! Non è raro trovare persone che hanno una lista di pagine preferite lunga chilometri, in cui dicono che gli piace: la Renault, la Fiat (anzi: FCA), l'Alfa Romeo, la Citroen, la Pegeout, l'Opel, la Mercedes, il Bmw, e l'Audi. È vero perchè magari non ti piace la Dacia, ma questa funzione non è stata sviluppata per fare elenchi di questo tipo.

Così facendo si annienta il significato di quello che davvero è il "Mi Piace". Un po' come la legge della domanda e dell'offerta: se di Mi piace ce ne sono tanti, allora il loro valore si abbassa. Prima dell'avvento dei social network i motori di ricerca davano molto peso al Page Rank: un algoritmo che permette di dare un punteggio ad un sito o ad una pagina sulla base di quanti link ci sono che puntano al sito stesso. Quando erano in pochi a poter "scrivere" sul web (e non si limitavano a leggere) era considerata un azione social se io dal mio sito rimandavo ad un altro: una sorta di consiglio.

Poi sono arrivate le web directory: delle pagine internet dedicate non alla pubblicazione di contenuti, ma alla pubblicazione di link. Solo e semplici link. Più link c'erano, meglio era. Un modo per ingannare l'algoritmo che i motori di ricerca usavano per valutare i siti. Ci furono quelle gratuite, poi quelle a pagamento, indicizzate meglio. C'erano talmente tanti link che non aveva neanche più senso usare questo parametro per ordinare le ricerche.

Il rischio è di sfruttare i Mi piace per ingannare i motori di ricerca. E per ora magari funziona anche! Però se si continua in questa scondiderata direzione avremo due difetti enormi che difficilmente riusciremo a toglierci dalla balle:

  • Popup in ogni pagina. Letture interrotte. Difficoltà nel chiuederli senza cliccare involontariamente su "Condividi" o simili
  • Abbattimento del reale valore del Mi piace. I motori di ricerca dovranno inventarsi altro per riuscire a capire quali sono le pagine "buone" e quali no.

Faremo sempre più fatica a scovare contenuti buoni e a differenziarli da quelli creati solo per generare traffico. Le nostre letture non avranno più lo scopo di informare, acculturare, far crescere noi stessi, ma quello di farci passare per quelle pagine, e lasciare traccia del nostro percorso. Potremo anche non aver mai letto l'articolo. Intanto abbiamo cliccato "Mi piace".

Riprendiamoci il diritto di condividere liberamente, senza che nessuno ce lo imponga!

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